Mastoplastica Additiva

Perché la mastoplastica additiva è uno degli interventi più effettuati? Semplice: la maggior parte delle donne si paragona con l’ideale di bellezza della propria cultura. L’aspetto del proprio corpo è una componente fondamentale del sentirsi bene, desiderabili e normali. Sottoporsi ad una plastica estetica del seno può significare un notevole miglioramento della stima di se stesse.  Come detto all’inizio la statistica ci informa che al giorno d’oggi la mastoplastica additiva è uno degli interventi estetici più diffusi; migliaia di donne nel nostro paese si sottopongono con grande soddisfazione a questo intervento. Questo intervento è indicato per ingrandire seni di taglia piccola, non sviluppati o seni svuotati in seguito a gravidanze. (leggi anche a fondo pagina La mia mastoplastica additiva)

Vuoi vedere una simulazione del tuo seno, molto semplicemente?

Grazie ai progressi dell’informatica è possibile ottenere una simulazione computerizzata dell’aspetto del seno dopo l’intervento di mastoplastica additiva: con 3 semplici foto si ricostruisce un modello tridimensionale del torace e del seno, sul quale simulare digitalmente l’impianto delle protesi.

Guarda la simulazione prima della chirurgia!

 

Altre foto “prima e dopo”sono visibili al fondo di questa pagina!

Un aumento delle dimensioni del seno fa al caso vostro?

Durante la visita con il vostro chirurgo, spiegategli i vostri obiettivi e le vostre aspettative dall’intervento. Il dottore considererà la natura del vostro seno, terrà in considerazione le vostre speranze e vi farà domande riguardanti gravidanze e patologie mammarie.

Come avviene l’intervento di aumento del seno?

L’aumento del seno viene effettuato generalmente in anestesia generale .Solitamente l’intervento non dura più di due ore. La tecnica maggiormente usata è un’incisione nella parte inferiore del seno, vicino al torace o sotto la parte inferiore dell’areola (la parte più scura intorno al capezzolo). Meno frequentemente s’incide intorno al capezzolo, sotto l’ascella o l’ombelico.Una volta fatta l’incisione, si crea una tasca sotto il tessuto del seno o sotto il muscolo del torace. L’impianto viene posizionato in maniera sicura nella tasca creata e attraverso piccole suture si chiude l’incisione.

Come sarà la mia convalescenza dopo questo tipo di intervento?

Il riposo a letto è raccomandato per il primo giorno. Per circa una settimana dovrete indossare un reggiseno particolare. Alcune pazienti hanno provato una sensazione di gonfiore, di sensibilità o contusioni; questi sintomi si attenuano in pochi giorni. Tutti i punti vengono tolti dopo 1-2 settimane. Il chirurgo le consiglierà il tipo di programma per ritornare alla sua normale attività. Molte pazienti rientrano al lavoro dopo la prima settimana dall’intervento.

Ci sono diversi tipi di protesi?

Sì: le protesi oggi in commercio si differenziano per contenuto e forma. Il chirurgo le spiegherà nel suo caso quale è più indicata. Solitamente si utilizzano protesi a profilo anatomico al gel di silicone per rendere più naturale l’aspetto e la consistenza del seno.

Le protesi che utilizzate sono sicure?

Assolutamente sì: le protesi che utilizziamo sono molto resistenti ed è possibile svolgere qualsiasi attività senza alcuna restrizione. Inoltre tutti gli studi effettuati sulle protesi mammarie non hanno mai evidenziato alcuna correlazione tra patologie mammarie e protesi impiantate. Le donne portatrici di protesi possono allattare ed eseguire tutte le indagini radiologiche ed ecografiche al seno senza problemi. Vuoi di più? Vuoi vedere dei video chirurgici di aumento del seno? Vai a questa pagina (se non sei impressionabile!)
La mastoplastica additiva è l’intervento che mira ridonare volume e una bella forma al seno. Naturalmente questo intervento prevede un posizionamento di protesi. Sul mercato esistono due tipi di protesi: le protesi a profilo anatomico e le protesi a profilo tondo. La qualità protesica è la medesima: naturalmente cambia la forma che va a seconda del gusto della paziente e dei consigli del chirurgo. L’intervento di mastoplastica additiva viene eseguito solitamente in anestesia generale e le protesi sono posizionate sotto il muscolo pettorale in quello che viene chiamato un dual plane e la via di accesso è solitamente un taglietto di soli 4 centimetri che può essere posizionato o a livello del solco sottomammario, a livello periareolare o in alcuni casi a livello ascellare.
Questo tipo di intervento chirurgico solitamente richiede un ricovero in day surgery di 24 ore; alla fine dell’intervento di mastoplastica additiva la paziente indossa un reggiseno elasticizzato che va mantenuto per circa 7-10 giorni anche durante la notte. Sempre per i primi 7-10 giorni dall’intervento è bene evitare sforzi con le braccia, ma già a distanza di un mese il risultato si può considerare assestato e definitivo. La ripresa dell’attività sportiva viene consigliata dopo circa 2 mesi dall’intervento.

Leggi anche Il seno rifatto si vede?
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mastoplastica additiva prima e dopo

 Foto Mastoplastica Additiva 300 CC

 Foto Mastoplastica Additiva 300 CC

mastoplastica additiva sottomuscolare

La mia mastoplastica additiva: naturalezza & sicurezza


Il seno è da sempre uno degli aspetti fondamentali nella figura femminile (fig 1), il suo volume benché influenzato da “mode” e culture ha sempre avuto una grande importanza nell’armonia del corpo femminile. E’ naturale ,quindi, che la mastoplastica additiva sia uno degli interventi più richiesti nell’ambito della chirurgia estetica (fig 2). Il mio obiettivo è quello di dare un miglioramento del seno e del corpo rispettando sempre la naturalezza e l’armonia. La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico e vi sono aspetti fondamentali da valutare al fine di rendere questo intervento sicuro e con il più basso grado di complicanze possibili. La mastoplastica additiva è una procedura chirurgica che ha lo scopo di aumentare il volume del seno inserendo protesi mammarie: è pertanto tipicamente eseguita in seni ipoplasici o ipotrofici; la causa può essere congenita, post allattamento o post dimagrimento. Attualmente unica possibilità alternativa alla mastoplastica additiva è l’autoinnesto di tessuto adiposo ma questo è condizionato da tre fattori:
a. la possibilità di reperire tessuto adiposo sufficiente all’innesto considerando che il rapporto tessuto prelevato/tessuto innestabile è di circa 2/1
b. indicato prevalentemente per seni ipotrofici ; nel seno ipoplasico il tessuto adiposo non ha la capacità di espandere la cute
c. bisogna considerare un riassorbimento del tessuto adiposo di circa il 60% nei primi 6 mesi.
Alla luce di queste considerazioni l’80% delle donne che richiedono aumento del seno si sottopongono a mastoplastica additiva e questo è uno degli interventi di chirurgia estetica più eseguiti al mondo

LE SCELTE NELL’INTERVENTO DI MASTOPLASTICA ADDITIVA
Tre sono le scelte che il chirurgo , insieme alla paziente, deve fare nella programmazione dell’intervento:(fig 3)
1. forma della protesi
2. superficie della protesi
3. volume della protesi
4. via di accesso (incisione)
5. piano di impianto protesico
Andiamo ad analizzare insieme questo logaritmo di scelta per ottenere il risultato più sicuro, stabile ed armonioso per la nostra paziente.
1. la forma delle protesi.
Le protesi mammarie attualmente utilizzate in chirurgia estetica sono tutte preriempite con gel di silicone solitamente ad alta coesività per garantire ,peraltro, che in caso di rottura il gel siliconico non diffonda nell’organismo. Per quanto riguarda la forma prevalentemente dobbiamo considerare due profili:
a. profilo tondo (fig 4)
b. profilo a goccia o anatomico (fig 5)
Ritengo che non esista la protesi con profilo ideale quindi lascio ampio margine alla paziente di decidere facendomi aiutare da disegni, foto ed elaborazione: questa è una scelta cruciale dove spesso si nota una certa confusione nell’immaginario delle pazienti: quasi tutte richiedono un seno “naturale” ma poi , soprattutto le più giovani, amano l’effetto “push up” con il polo superiore più “pieno “ e rotondo e quindi optano per le protesi a profilo tondo. La protesi a profilo a goccia è scelto prevalentemente dalle over 35 e soprattutto dalle donne con una ipotrofia mammaria da allattamento o da dimagrimento. Nella mia personale casistica di 482 casi dal Gen. 2005 al Gen. 2016 il 78% dei ho impiantato protesi a goccia e nel 22% protesi tonde.
A tal proposito è necessario sottolineare che le protesi a goccia sono gravate da una possibile complicanza in più rispetto alle tonde, ovvero la rotazione: tale complicanza supera il 10% dei casi. Ricordatevi questa complicanza perché ne parleremo di seguito parlando di superficie protesica.
2. superficie della protesi.
La superficie esterna delle protesi mammarie si divide in tre tipi:
a. liscia
b. testurizzata
c. ricoperta di poliuretano
superficie liscia (fig 6): furono le prime protesi che entrarono sul mercato; hanno il vantaggio di grande morbidezza e naturalezza . per quanto riguarda le protesi a goccia, la superficie liscia accentuerebbe notevolmente la possibilità di rotazione quindi non è da considerare una opzioni possibile. Per quanto riguarda le protesi tonde vi è oggi molto perplessità sul fatto che in effetti la superficie liscia dia maggior incidenza di contrattura capsulare rispetto alla testurizzata. Infatti la seconda più temibile complicanza della mastoplastica additiva è appunto la contrattura capsulare ovvero l’indurimento del seno dovuta ad una contrattura della capsula periprotesica. Tale complicanza può variare , a seconda delle casistiche da 4% a 10%, ma comunque una complicanza tutt’altro che trascurabile.
superficie testurizzata (fig 7): questa superficie è stata introdotta nei primi anni 90’ al fine diminuire l’incidenza della contrattura capsulare: studi recenti hanno dimostrato che in realtà tale superficie non riduce di molto la complicanza della contrattura che rimane assestata dal 4 al 8%; ad oggi ,comunque, la maggior parte delle protesi impiantate tonde o a goccia sono a superficie testurizzata.
superficie ricoperta di poliuretano (fig 8): per quanto riguarda la protesi ricoperte di poliuretano furono introdotte nei primi anni 70’ per scongiurare il problema della contrattura capsulare, e dopo un periodo di “oblio” legato al sospetto della cancerogenicità del prodotto di degradazione del suo involucro (toluendamina), alla fine gli studi hanno smentito questo pericolo e sono state reintrodotte senza alcuna limitazione . Con l’avvento delle protesi anatomiche, questa superficie ha avuto un’altra grande diffusione in quanto evitano la più temibile complicanza delle protesi a goccia ovvero la rotazione ; inoltre la superficie al poliuretano riduce a valori prossimi allo zero anche e la contrattura (in tutte le protesi).
Naturalmente non è “tutto oro quello che luccica” in fatti le protesi ricoperte al poliuretano richiedono una maggior esperienza da parte del chirurgo, una tasca di alloggiamento più accurata ed un posizionamento più accurato in quanto la loro caratteristiche di integrarsi e aderire ai tessuti non permette correzioni successive all’impianto.
Ad oggi questo tipo si superficie è la mia prima scelta quando vado ad impiantare protesi a profilo a goccia in quanto ho praticamente scongiurato il problema della rotazione; infatti dal 2011 ,quando impianto protesi a goccia (78% delle mie mastoplastiche additive), la mia scelta e la superficie ricoperta di poliuretano: con questa scelta la complicanza della rotazione è passata dal 11% allo 0%!
Per contro ritengo che la causa della contrattura capsulare non sia da ricercare prevalentemente nella superficie della protesi (anche se è indubbio che la superficie al poliuretano diminuisca la percentuale di contrattura) ma nella accuratezza dell’emostasi e nella sterilità della procedura.
3. volume della protesi
Oggi grazie alla ampissima gamma di protesi a disposizione si può dire che la protesi è “su misura” per la paziente. Il volume non il punto di partenza ma il punto di arrivo di un algoritmo di scelta che passa dalle misure del torace, altezza, circonferenza, qualità della pelle e della ghiandola. Oggi in questa scelta ci sono di grande aiuto sistemi computerizzato che simulano , con un ottimo grado di attendibilità , il risultato possibile utilizzando protesi di dimensioni e forme diverse. Il sistema da me utilizzato da circa 5 anni è il sistema CRISALIX (fig 9): attraverso uno scanner collegato la mio Ipad viene digitalizzata l’immagine della paziente e quindi è possibile simulare l’introduzione delle varie protesi (per forma, superficie, volume e piano di impianto) e confrontarsi con la paziente al fine di fare la scelta più naturale, armoniosa e condivisa.
4. via di accesso/incisione
Per posizionare una protesi mammaria è necessaria una incisione di 4-5 cm che può essere posizionata (fig 10):
– A livello aureolare
– Nel solco sottomammario
– Nella regione ascellare
a livello aureolare: l’incisione aureolare è molto diffusa in quanto , in assenza di complicanze cicatriziali, è praticamente invisibile se correttamente inserita sul margine aureolare; solitamente è a forma di arco che segue il bordo aureolare e quando si opta per il collocamento della protesi sottomuscolare è conveniente collocarla in posizione infero-laterale.
Naturalmente il diametro areolare deve essere adeguato e si devono tenere in considerazione alcune valutazioni:
1. Può modificare la sensibilità del complesso areola-capezzolo
2. Richiede l’incisione della ghiandola
3. Rende meno agevole il confezionamento della tasca sottomuscolare
4. Rende meno agevole la collocazione delle protesi anatomiche a gel coesivo

Nella regione ascellare: l’accesso ascellare anche se non molto diffuso è spesso molto gradito dalle pazienti in quanto prevede una cicatrice al di fuori del distretto mammario.
È consigliabile eseguire una incisione a Z onde evitare briglie da tensione cicatriziale; inoltre questo accesso (soprattutto se si è optato per la tasca sottomuscolare!) necessiterebbe dell’ausilio endoscopico che permette una accurata visione della tasca protesica con particolare attenzione al margine sternale e solco sottomammario che altrimenti sfuggono ad un meticoloso.
Non è una mia via di accesso preferita in quanto aumento le possibili complicanze infettive (la zona ascellare è ricca di ghiandole sudoripare ) e no permette un buon controll odella tasca e dell’eomostasi (aumento complcanza malposizionamento e contrattura capsulare)
Nel solco sottomammario
Questa via di accesso è senz’altro la più comoda soprattutto se si è scelto il collocamento della protesi sottomuscolare : permette in particolare di utilizzare il dual plane e permette il controllo agevole del polo inferiore del cono mammario, inoltre agevola il controllo della dissezione e dell’emostasi e pure il collocamento della protesi.
Bisogna comunque tenere in considerazione alcuni punti:
1. La cicatrice rimane solitamente visibile quando la paziente è sdraiata
2. E fondamentale un accurata valutazione di dove si troverà il nuovo solco sottomammario.
Nella mia pratica questa è la mia via di accesso preferita.

5. piano di impianto
Questi sono i piani principalmente utilizzati di posizionamento della protesi nella mastoplastica additiva estetica; la scelta dipenderà da vari fattori tra i quali le preferenze del chirurgo, le caratteristiche della cute, della ghiandola esistente e dei muscoli (fig 11)e il tipo di attività della paziente:
A. piano parzialmente sottomuscolare /DUAL PLANE
B. piano soprumuscolare/sottofasciale

il piano sottomuscolare parziale ( o dual plane) (fig 12) presenta i seguenti vantaggi rispetto al sopramuscolare:
D. minor incidenza di contrattura capsulare
E. maggior naturalezza del polo superiore
F. minor incidenza di wrinkling
G. minor visibilità e palpabilità del bordo protesico
H. migliore evidenza della ghiandola durante esami ecografici e mammografici
Va comunque considerato il fatto che senz’altro utilizzando il piano questo piano avremo:
– maggior sanguinamento ( o meglio è necessaria una maggior attenzione nella dissezione della tasca!)
– maggior dolore postoperatorio (quindi maggiore attenzione ai movimenti anche durante la convalescenza!)
– possibile tendenza dell’impianto a dislocarsi verso l’alto con appiattimento del polo inferiore durante la contrazione severa del muscolo pettorale
Quando scelgo il sopramuscolare rispetto al parzialmente sottomuscolare:
– pinch test cutaneo > 4 cm
– ptosi mammaria II-III grado in cui la paziente rifiuti la mastopessi
– richiesta esplicita della paziente anche dopo approfondita spiegazione dei pro e contro
– paziente sportiva professionista

IN CONCLUSIONE:
Oggi la mastoplastica additiva se ben programmata, eseguita in ambienti idonei e da professionisti preparati è un intervento sicuro, gravato da poche complicanze e che da un alto indice di soddisfazione alla paziente. Nella mia pratica quali sono i punti fondamentali per ottenere questi risultati:
1. attento studio del caso con l’ausilio di elaborazione computerizzata
2. utilizzo di protesi che garantiscano il minor indice di complicanze: ricoperte di poliuretano
3. ricercare sempre risultato naturale ed in armonia con il corpo

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