L’invecchiamento facciale non si manifesta in modo isolato: coinvolge tessuti, volumi, struttura ossea e qualità della pelle. Nel caso clinico in esame, una paziente di 61 anni si è rivolta al nostro studio per correggere un aspetto stanco e appesantito, caratterizzato da una visibile discesa del sopracciglio, pesantezza della palpebra superiore, perdita di definizione della linea mandibolare e un evidente ageing cutaneo.
Per garantire un risultato naturale, duraturo e privo dei classici segni chirurgici (le cosiddette “facce rifatte”), abbiamo optato per un approccio combinato mininvasivo. Il cuore dell’intervento è stato il MIVEL III, una tecnica avanzata di lifting endoscopico. A differenza dei lifting tradizionali, il MIVEL III permette di riposizionare i tessuti profondi del terzo superiore (sopracciglio), del terzo medio (zigomi e guance) e della linea mandibolare procedendo unicamente per via endoscopica. Questo significa un’assenza totale di cicatrici davanti all’orecchio: le uniche incisioni, millimetriche, rimangono perfettamente nascoste tra i capelli e dietro l’orecchio.
A completamento dell’armonia del terzo superiore del viso, è stata eseguita una leggerissima blefaroplastica superiore per “pulire” lo sguardo e restituire luminosità agli occhi.
Tuttavia, risollevare i tessuti non è sufficiente se la pelle appare spenta o macchiata. Per questo motivo, il protocollo chirurgico si è concluso con l’immancabile terapia rigenerativa. Utilizzando la tecnica SEFFILLER, abbiamo prelevato le cellule della paziente stessa per re-iniettarle nei tessuti. Questo stimola una rigenerazione cellulare autologa, ritonificando la pelle, migliorandone la texture e attenuando le macchie, per un vero e proprio ringiovanimento tridimensionale.
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